Mario Luzi

MARIO LUZI



Per Calogero e chi lo ama

in La provincia di Catanzaro, Speciale Lorenzo Calogero, II, 4, luglio/agosto 1983, pag. 5

(…)Ma era stato difficile in quel primo stupefatto e doloroso repêchage d’un’esistenza incredibile e del suo incredibile rispecchiamento letterario trovare un punto di osservazione critica e prospettica efficace. Calogero ne uscì come una creatura dell’ombra, una piovra che tendeva i suoi tentacoli nella sua stessa solitudine e nella sua stessa impotenza: monstrum insospettato nonostante, le sue sporadiche apparizioni pubbliche, piuttosto che poeta definitivo.

Confesso che anche io aspetto questo nuovo contributo per formarmi un’idea vera e propria di Calogero: finora infatti ho più che altro ceduto all’alternanza di meraviglia e di sgomento che da la massa della sua scrittura quando la si osserva nella sua composizione filiforme e la si segue nel sue continuum o si cerca di farlo. Sintesi e ricapitolazione (in immagine, oggetto, occasione, evento «principe») non sono pensabili in un’esistenza tutta al negativo e in una mente ininterrotta ed equiparatrice quali ebbe Calogero. Ecco perché stati intensissimi sono correlati a capillari circostanze dell’emozione e del pensiero; e il tutto si intreccia in una proliferante vegetazione che ammalia e soffoca. Credo che Calogero sentisse il silenzio che si era abbattuto su di lui (o che aveva cercato?) come una sciagura, anzi come la somma delle sue sciagure: lo ascoltò, lo analizzò, lo riempì tutto quanto di una fitta trama di sensi e infrapensieri ai confini con la vertigine: ed erano essi stessi doni e castighi di quel silenzio. Perché tutto questo ritrovi la superiore forma che non può essergli mancata c’è bisogno di esplorare e di andare a fondo nella «follia» del poeta Lorenzo Calogero.


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«Le poesie di Calogero sono un episodio notevolissimo della nostra storia…».