Stefano Lanuzza

STEFANO LANUZZA



Il nihilismo patetico di Lorenzo Calogero

da La provincia di Catanzaro, Speciale Lorenzo Calogero, II, 4, luglio/agosto 1983, p. 44

Mossa, sotto l’occhio critico del lettore, da un “nido” emotivo brulicante di immagini, la scrittura di Calogero si espande – emotivamente, appunto, e con grazia dimessa – in direzioni espressive ora simpatetiche l’una rispetto all’altra, ora contraddittorie e dissonanti. Dissonanza e contraddittorietà funzioneranno a loro volta come centri propulsivi di nuove immagini e innesti di ulteriori processi generativi. Si è insomma di fronte a una sorta di tecnica musicale che può sconcertare ma anche indurre suadenti fascinazioni: si ascoltino così, nella lettura dei versi calogeriani tra sincopati effetti di senso del poetico e strazi sintattici, il tipico “mormorio” della scrittura automatica e concentrata, un lieve e intermittente scampanellio descrittivo interrotto da orfici flauti dolci e questi da esistenzialistiche rullate profonde e queste ultime, ancora, da inquieti brontolii, chiocciolii e sonagli da sfiniti suoni d’acqua (…).