Avaro nel tuo pensiero

da AVARO NEL TUO PENSIERO (1955, inedito)


AVARO NEL TUO PENSIERO

Se, da diverse parti, sottintesi i segni
divengono quel che sogni e non sai
più quale curva lena sia rosea una linea
tesa, quale vergine sia pura e ferma ora una stella
e, senza percorso, più sopra un pensiero
ti sporgi nella medesima ora
che improvvisa si rinnovella
e ti dette le nudità del sogno,

l’anima sempre uguale era senza mistero
o l’anima puoi perdere alle radici
o la semplice nudità era un assolo.

Ma perché da parti uguali erme divise
non più ti soccorrono fermi i tuoi pensieri
sopra i tuoi fiori nella medesima aridità che ora scintilla essa balena
e ti accorgi di essere più solo.
Avaro nel tuo pensiero,
la stessa sostanza arida t’invischia
solo per tuo diletto.

Erme cinte di cose
appaiono già tutte le rose.

ATP inedito



RICORDO COSA FOSSE SIMILE ALLA RUOTA

Ricordo cosa fosse simile alla ruota
e sebbene non più ricca
quanto nei raggi suoi era lievemente smossa,
era già vera una giornata timida
indifesa.
Era vera l’opaca
sua umile origene.
Una festa
appariva già dentro una stella.

ATP inedito



A RILENTO LE STESSE SOSTANZE

A rilento le stesse sostanze
vedi. Non è mancanza di sole
la luce che vien meno, la calma piena, il bosco,
una gocciola, una luce, una casa,
la cara sembianza di persone morte,
com’è solido il sapore, il frutto del limone
e in altro giorno attiguo il tuo gelido sopore.
Sopra le ossa, su le medesime cose
è opaco assiduo, in un fiore,
deserto il batticuore.

ATP inedito


NON POSSO DISSUADERMI ANCH’IO

Non posso dissuadermi anch’io
se anch’io ripenso. Un passo lugubre
sul corpo, una cometa erano
e purché la gioia non sia sempre quieta
tenuta con furia, più porosa
di una vetta d’aria tumida
che costa troppo non poteva più essere.
Dentro una gabbia sul selciato parlo
e numero le ore del mio giorno.
Ripopolo il tempo mio con ombre
stanche e parlo da solo o mi corrompo
in un gruppo fragile e dissimulo,
perché le vene tumide dell’aria
erano una porta viscida che non più risponde
e, salvata in alto un’altra volta,
era da un’altra vetta che va più in alto
e che non varia.

ATP inedito



SE PASSIBILE L’ECO

Se passibile l’eco ai confini
era invisibile segno e straniero,
dubitato da sempre, passo anch’io
dentro una lievità ombrosa, carnosa
canora rara di linee.

ATP inedito



SAPEVI ADDORMENTARTI

Sapevi addormentarti anche
nella grande ala dei morti
dentro un antico desiderio e, sebbene
rimormoro in umili bende la sete della saluta morbida
della giovanile
potenza ch’ebbe una volta la terra
sospesa o tetra o azzurra, arida

ch’ebbe essa un giorno dentro una favola
era un sospiro povero, supino,
spesso voluttuoso che accade
nell’immensità umida, spesso declina
o già si accende.

Sono persuasive le tue parole
dentro un ordine falso, ora anche
un dolore dentro uno scheletro
esatto che presto se stesso, non per molto,
riprende quanto non sapevo più dire
o un tulipano carnoso vivido di fiori,
umida una sera, che spesso, lievemente
smossa la brezza del vento
risplende.
Non so più se fu più laborioso
il caso di farmi sapere nocivo,
quanto fu per me il caso
di non essere vivo nell’opacità distesa
tenue della terra.
La tenuità stessa dell’ora
da sola nell’aria sempre già ti attende.

Il transito dei fiori dall’ombra
alla penombra sempre s’avvera.
Non è più rosea, né bruna una selva.
Ma questo é casto. Un canto che ti cinge
vorticosamente in due, separatamente
nel tramonto sdoppia fermamente
la tua sera.

Forse non ricordo più nulla
di quanto era vivo e disperatamente
vivido accende entro un ordine curvo
sopra acque la strana sua lievità
morente.
Mi piacque nel sordo
rivolo il ruvido ricordo nel canto
della materia che pareva plumbeo.

Il volo del pensiero pareva nascere
per essere più solo.

Comunque come compenso ebbi acque
e in abbondanza.
Non nego ciò che pareva
per essere più povero.
Sempre odo
per avere avuta la stessa vita
remota in dono, simile a me stesso,
da uno che sembrava per essere già in volo.

ATP inedito