Parole del tempo

da PAROLE DEL TEMPO (1933-35)



LUNA

Luna
dall’infinita cecità dei monti
si sporge: risucchio,
richiamo di cose eterne
si rinnovano nella
labilità momentanea passeggera.
Uno spirito delicato
la tocca, non è il mio,
che tutto circonfond
e.

PT 164



PAESAGGIO IMMOBILE SULL’ACQUE

Paesaggio immobile sull’acque.
Prima voce del richiamo
dei pastori attaccati
alla loro rozza creta
nell’eccelsa montagna.
Pascoli, paradisi inumai
si profilano ai miei occhi
che abbrividiscono.
Tutto è ingente pietra,
immobilità cristallizzata,
sopito sonno.

PT 165



TEMPIO

Tutti possono partecipare
alla formazione del tempio
che poggia su
archibalenanti archi di raggi.
Non sapranno le stelle,
non saprà il tempo donde nato,
formazione ciclopica dei secoli.
Dimora duratura dell’anima
sarà, degli antichi istinti sapienti
che facevano grandi cose
nell’estrema consapevolezza.
Su archi di raggi poserà
come addormito fiore,
che, su steli esilissimi giacente,
al celeste esulta,
alla spirante rosa dell’aria
che in tutti i porti,
silenziosa, lo porterà
verso le innumeri direzioni,
spingendolo verso tutte le bandiere.

PT 173



L’OPERA

L’opera
non cade mai,
non si frantuma,
rimane eterna.
Gioiosa o mesta,
entusiasta e molteplice,
rimanendo immutata
ai colpi del tempo,
è testimone
di un tempo immortale.

La sua nuda fronte
rimane ferma, soda
sotto i raggi del sole che l’indora
fra i pollici fissi dell’universo.

Da essa a volte cadono scintille
che indorano la bruna chioma
dei fanciulli che vanno a scuola
svegliandoli dal letargo
nel primo entusiasmo.

PT 179



TUTTO ERA CALMO SOLARE

Io mi ricordo dei tempi passati, antichi.
Tutto era accolto nel calmo
taciturno lento svolgersi delle stagioni,
nel regolare solare ciclo del giorno.
Tutto si muoveva lento quieto,
quasi senza un perché.
Ascoltavo la prima voce dei pastori
al limite dei tempi solitari,
finché non me la ritoglieva
la voce impetuosa del vento.
Camminavo per ridesti ridenti sentieri.
Là si fermava la prima
mia giovanile speranza.
Dentro quel chiuso sole
si muovevano i miei primi passi.
L’urlo delle passioni
non era ancora solitario entrato
nel cavo delle vene a scuotermi.

Tutto era calmo solare
come un giorno aperto.

PT 184


NOI NON SAPPIAMO

Noi non sappiamo da che anima nata
e sei da per tutto indifesa.

Io mi diffondo per obbliviosi porti    
ed imparo di te l’azzurro e il sereno.

PT 194



MOLTI FIORI…

Molti fiori, molte cose odorose
furono concesse a me
da montagne non mie,
pur quando era passato il tempo per riceverle.

Ora mi siedo in una valle ombrosa
presso una fonte
dell’amorosa campagna
e guardo con quale passo
intrattenibile, oscurando i rami
degli alberi, passa il tempo.

PT 212