Poco Suono

da POCO SUONO (1933-35)


POCO SUONO

Di tanto rovinoso mare
poco suono giunge
al mio orecchio assorto
in ascoltazione dell’Eterno
che come un angelo passa.

PT 67



FIGURE IMMAGINARIE

Figure immaginarie
che germina l’anima
per vederle partire
in un mare di sogno.

Siamo legati alla vita
da sottilissime vene
come ad un mare pauroso
che sempre abbuisce.

Ci levighiamo colla speranza sottile
di conoscere le cose a fondo,
di traghettare sulle nostre spalle
l’ombra della nostra morte
sull’altra riva

ed essere così
immutabili ed eterni
al livello desiderato.

PT 83



PARTO

Con passi lunghi e col ciglio aperto
faccio la scalinata grigia dei monti
per vedere nuovo bianchissimo orizzonte
come nel ciglio dell’anima s’e aperto.

L’immensità è quieta, dorme:
la trafugo dal dolore umano.
Sento la fuga dei rimpianti
vaticinare in fondo
nel chiuso d’una siepe.

Sono col piede chiuso alto sui monti.

Parto.

PT 85



ESSENZA DEL POETA

Sono il solitario origliere
di ciò che dorme.
Perciò scrivo
Colla tacita mano,
l’occhio rivolto ai sonni.

PT 96



PIANURA DELL’ANIMA

A cavallo vado,
scalpito per pianure oceaniche.
Non ho resistenza al vento.
Come una vela vado.
Dove cado, dove m’addormo.
Nelle pianure dell’anima
sempre sono:
per vasti estasiamenti
d’azzurro e cielo,
di veli e sogni
come labili nascimenti di spuma.

Sempre qua intorno scalpito
col mio focoso cavallo.

Sento il gracidio
della pioggia uraganica
anfrattuosa su per la ripa del mon
te.

PT 108



IMMENSITA’ BIANCA

Su le sfere
del ricordo m’elevo,
donde si vede
tutta l’immensità bianca
come un ricetto alpestre
fuggitivo
suadente
fra cadenti nevi.

PT 110



CANTO

Sale e le costellazioni
straripate
questo limpido verso
di nostalgie marine.
Lo ritroverò,
non lo ritroverò
lungo la lunga via
che mena agli indelibati riposi
dell’ultima ora?

Sarò l’ultimo individuo
remigante
dalla terra dei chiostri.

Debole armonia
si serra in petto.

PT 118




INNAMORAMENTO

Perduto
la bella aspettavo
nel bosco
.

PT 119



PANORAMI GRANDISSIMI

Panorami grandissimi
a perdita d’occhio si stendono,
s’aprono nuovi orizzonti,
si squarciano gole.
Noi non sappiamo parlare.
Dove siamo andati a cadere?
Nel centro alluvionale della terra?
L’occhio vacua da orizzonte a orizzonte
e si spaura.
Per questo siamo nati:
per vedere nuovo profondissimo orizzonte,
perché la nostra generazione
non vada dispersa
fra acini, fondi nebulosi,
mostri furiosi, i cavalloni
del mare.

Lottiamo sottoterra
e percepiamo.

PT 122



VERITA’

Non sappiamo come chiamarti.
Gli eventi ti sussurrano in un modo,
ma lontano da noi tu sei
colle ali distese.

PT 127



LETTERE D’AMORE

Mandai lettere d’amore
ai cieli, ai venti, ai mari,
a tutte le dilagate
forme dell’universo.
Essi mi risposero
in una rugiadosa
lentezza d’amore
per cui riposai
su le arse cime frastagliate loro
come su una selva di vento.

Mi nacque un figlio dell’oceano.

PT 129



SILENZIO SACRO

Silenzio sacro.

Dalla riva alta dei fiumi
parla una voce,
scandisce un silenzio sacro
come il primo urlo
dei popoli feroci.

Il lene vento parla.
Una fronda si muove.
Un bue lento
la bianca anca sommuove.

Immagine statuaria
che migra dai monti
sono.

Verso quale nuova riva?
In cerca di quali perduti beni?

Ciò che ho creato
in ordine leggendario
si trova.

Aspetterò
la bianca spetrata notte:
verso quali segreti
millenni addurrà.

Tutto è bianco e opaco.

Che non abbia a inaridire
la mia anima
come la cenere del greto,
come la nebbia irta de’ colli.

Dall’aere dei colli
viene fosca, grigia
parvenza di numi.

Verso quali beati destini
mi chiama?

PT 142